Europa
L’America di Trump: da alleato a minaccia esistenziale per l’Europa
Per decenni, l’Europa ha vissuto nel mito dell’America come faro di libertà e giustizia. Gli Stati Uniti erano la nazione che ci aveva liberato dal nazismo, il baluardo della democrazia contro l’oppressione. Questa percezione ha spesso reso difficile un giudizio obiettivo sulle loro azioni. Abbiamo concesso



Per decenni, l’Europa ha vissuto nel mito dell’America come faro di libertà e giustizia. Gli Stati Uniti erano la nazione che ci aveva liberato dal nazismo, il baluardo della democrazia contro l’oppressione. Questa percezione ha spesso reso difficile un giudizio obiettivo sulle loro azioni. Abbiamo concesso a Washington una sorta di infallibilità morale, soffrendo di un evidente complesso di inferiorità che ci ha portato a sviluppare un vero e proprio complesso di Edipo nei confronti degli Stati Uniti.
Con l’arrivo di Donald Trump, questa illusione è stata infranta in modo brutale. In poche settimane, il tycoon ha stravolto le regole della diplomazia, demolito la fiducia tra alleati e trasformato gli Stati Uniti in una minaccia diretta alla sicurezza europea. Eppure, nonostante le evidenze, continuiamo a esitare nel riconoscere questa nuova realtà. Le sue azioni sono talmente fuori dall’ordinario che ci aggrappiamo all’idea che sia solo un illusionista, incapaci di accettare che il re sia nudo e che il nostro storico alleato sia diventato il nostro peggior pericolo.
Limitiamoci alle sue mosse sulla scena internazionale: ha esordito con minacce alla Colombia e proposte surreali di annessione del Canada, della Groenlandia e del Canale di Panama, ha poi rivolto la sua attenzione all’Europa, mandando i suoi emissari a Monaco per accusare l’UE di non condividere i valori americani e tentando di interferire direttamente nelle elezioni di Romania e Germania. Infine ha concesso a Putin quello che nemmeno lo zar avrebbe mai osato chiedere, negando l’invasione russa dell’Ucraina, definendo Zelensky un dittatore e cercando di imporre una resa incondizionata a Kiev in cambio di promesse finanziarie inconsistenti. Il tutto mentre sospendeva la fornitura di armi e tagliava l’accesso dell’Ucraina alle informazioni di intelligence, lasciandola di fatto esposta e vulnerabile.
Di fronte a tutto ciò, l’Europa appare come un pugile suonato, incapace di accettare che la storica alleanza transatlantica sia ormai un’illusione. Sono sempre più convinto che Trump e Putin abbiano stretto un accordo già da tempo, in uno scenario che ricorda il patto Ribbentrop-Molotov. I dettagli di questo piano restano oscuri, ma alcuni elementi sono facilmente intuibili: Trump considera l’Unione Europea un avversario (nata, a suo dire, per danneggiare gli Stati Uniti), ha sostenuto Brexit e i movimenti separatisti europei, e potrebbe aver promesso alla Russia il controllo sull’Ucraina in cambio di concessioni economiche, terre rare, risorse minerarie, petrolio e di una nuova spartizione delle sfere d’influenza in una sorta di Yalta 2.0.
Se questa è la nuova realtà, il Vecchio Continente deve reagire con lucidità e fermezza, elaborare rapidamente il lutto e arrendersi all’evidenza che purtroppo, gli Stati Uniti non sono più il nostro principale alleato, ma uno stato canaglia governato da un uomo pericoloso, imprevedibile e incapace di gestire la complessità.
Rozzo, arrogante oltre ogni limite, con l’eloquio di un camionista molesto, Trump è privo di cultura, visione e strategia. Se dai suoi discorsi sottraiamo il sostantivo deal e l’aggettivo great, fondamentalmente non resta nulla. Il suo unico talento è la manipolazione, che alimenta circondandosi di cortigiani, commedianti e giullari, in un’atmosfera di decadenza e cupio dissolvi da fine impero.
Ma è anche un vigliacchetto, basta vedere la sua ritirata in materia di dazi dopo che Canada e Messico hanno risposto a cannonate con il crollo dei mercati e la rabbia di consumatori e produttori a fare il resto. È solo questione di tempo prima che la sua incompetenza lo travolga, ma nel frattempo il danno causato all’ordine mondiale sarà incalcolabile.
L’Europa non può più permettersi di restare passiva, deve prendere atto che Trump è una minaccia e isolarlo, congelando i contratti miliardari con i fornitori militari americani e rispondendo con misure economiche simmetriche, deve rimettere in discussione la NATO perché un’alleanza militare in cui il leader è di fatto un alleato della Russia è inaccettabile e pericolosa, deve sostenere l’Ucraina senza più attendere ordini da Washington, fornendo aiuti militari e intelligence per colmare il vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Trump è probabilmente un problema temporaneo, ma i danni che può causare sono permanenti.
Il destino del mondo non si deciderà più a Washington ma a Bruxelles e l’Europa ha una responsabilità storica che non può permettersi di sprecare.
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