Italia
Per Travaglio l’ennesima condanna per diffamazione. Nella solita indifferenza
Ancora una condanna per diffamazione a carico di Marco Travaglio. Questa volta le affermazioni del direttore de il Fatto, definite "oggettivamente, ma soprattutto scientemente, false” erano riferite ad un articolo del giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini. In quel avverbio "scientemente" c'è un po' la



Ancora una condanna per diffamazione a carico di Marco Travaglio. Questa volta le affermazioni del direttore de il Fatto, definite “oggettivamente, ma soprattutto scientemente, false” erano riferite ad un articolo del giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini.
In quel avverbio “scientemente” c’è un po’ la tragedia del sistema mediatico di questo paese che abbaia (come la Nato) contro il rischio di fake news sempre regolarmente attribuito ai social ma non fa una piega di fronte ad un giornalista professionista, per giunta direttore responsabile di un quotidiano, condannato a più riprese per diffamazione.
In qualsiasi Paese normale un giornalista che mente, per giunta sapendo di mentire, non una ma innumerevoli volte, sulla base di sentenze dei tribunali e non perché lo dica io o Fubini, cadrebbe inesorabilmente in disgrazia presso il pubblico e presso la comunità professionale di cui fa parte.
Invece in Italia accade che Travaglio sia ancora lì, che le televisioni lo chiamino, che il pubblico continui a bersi le sue fandonie senza che l’ordine dei giornalisti muova un dito, quando l’unico motivo per cui esiste dovrebbe essere quello di tutelare la deontologia e la rispettabilità della professione giornalistica sempre più delegittimata.
Ma d’altra parte questo è un paese in cui Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, che ha più volte manifestato la propria ammirazione per l’autocrate Vladimir Putin, attacca i nostri alleati e l’Unione europea, nella consapevolezza che nulla di eclatante accadrà.
E’ la bancarotta morale e politica di questo paese il vero problema, prim’ancora di Travaglio e Salvini.
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E l’albo tace, i soliti talk continuano ad invitare lui o i suoi accoliti, e fanno anche audience, altrimenti immagino verrebbero chiusi.
Non ci resta che invocare Super Man, il quale, purtroppo, temo sia stato esposto alla criptonite.
Più volte mi sono chiesto a cosa serva un Ordine professionale come quello dei giornalisti (cui appartengo a mia volta: lo stesso regionale di Travaglio per giunta), se incapace di prendere provvedimenti persino in casi eclatanti come quello che hai descritto. La risposta che mi do, è che come per tutti gli organismi autoreferenziali vale la regola del: “se oggi chiudo entrambi gli occhi per te, domani lo farai per me”. Fermo restando il consueto dimostrarsi forti coi deboli, quando il malcapitato non ha il potere di distruggere le reputazioni, che invece caratterizza il Torquemada torinese. Disgustoso.