\n\n\n\n\n\n

L’eredità di David Lynch nella fotografia contemporanea: Gregory Crewdson e Todd Hido

Stile, moda e costume

L’eredità di David Lynch nella fotografia contemporanea: Gregory Crewdson e Todd Hido

Uno dei classici esercizi nelle scuole di scrittura, ben descritto nel finale dell'ottimo romanzo di Eskhol Nevo "La Simmetria dei Desideri", consiste nella descrizione di una fotografia e dei personaggi o delle cose che la abitano: una narrazione a partire da un'immagine. Nella nostra epoca dove

Enrico Marani01/08/2025Aggiornato 10/08/20256 min lettura1.232 parole

Uno dei classici esercizi nelle scuole di scrittura, ben descritto nel finale dell’ottimo romanzo di Eskhol Nevo “La Simmetria dei Desideri”, consiste nella descrizione di una fotografia e dei personaggi o delle cose che la abitano: una narrazione a partire da un’immagine. Nella nostra epoca dove siamo intrappolati nella perenne spinta a raccontare, interpretare ed a precipitare, spesso con esiti poco brillanti, in un’opinione prima e in un giudizio subito dopo, le immagini stanno diventando un discorso aperto ed estraneo a questo processo sempre più distruttivo di una contemporaneità polarizzata.

Tornare alle immagini significa contemplare diverse possibilità, miriadi di interpretazioni, mondi lontanissimi. Una boccata d’aria fresca tra parole sempre più strutturate per costruire certezze di parte.

David Lynch ha sempre avuto una forte consapevolezza di questa caratteristica “aperta” al punto che nel suo cinema le immagini sono arrivate a frammentare la narrazione stessa al punto da fuggire il raccontare, interpretare e giudicare secondo quella linearità inappellabile di cui dicevo prima. I dialoghi, le parole, nel suo cinema spesso sono sospesi e in un’atmosfera da sogno, lontani dalla logica di una sceneggiatura e di una consequenzialità logica.

Da subito, dall’esordio con “Eraserhead” il suo primo film, tutto ribolle in un immaginario che è surreale, disturbante, incongruo, spezzato, allusivo, indeterminato. Perché ne parliamo? Perché nella magnifica Provenza, ad Arles nei Rencontres de la Photograhie di cui sono fresco visitatore, una delle più importanti occasioni per vedere dove va la fotografia mondiale, è emerso un fatto.

David Lynch Untitled Lodz 2000

David Lynch “Mulholland Drive”, 2001

David Lynch ha lasciato un’eredità importante e non l’ha lasciata solo nel cinema, ma anche nella fotografia ed è una traccia profonda e diffusa. Tenterò maldestramente di raccontarvi proprio questa eredità. Prima di tutto Lynch ha sempre frequentato il mondo dell’arte e della musica, spinto da un modus operandi che contempla l’arte come una totalità, dove diverse forme espressive convergono e si incrociano.

Non solo regista quindi, ma anche fotografo, musicista, pittore e scultore. Se è facile mappare tra le sue influenze il Surrealismo, lo scavo nell’inconscio, l’immersione nelle ossessioni, il sogno, come per tutti gli artisti americani quel che è europeo prende una forma peculiare e “autoctona”. Come non vedere Edward Hopper in molte sue inquadrature? La sospensione, la contemplazione, l’assenza, il tempo sospeso e senza senso, l’uscita da ogni senso narrativo, abitano il suo immaginario, come quello del grande pittore.

Edward Hopper, Morning sun (1952; olio su tela, 101,98 x 71,5 cm; Columbus, Columbus Museum of Art

Edward Hopper, Woman in the Sun, 1961 New York, Whitney Museum of American Art

Edward Hopper, Eleven AM, 1926; oil on canvas; Washington, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden

Lynch ha coscienza che il filo del racconto, la narrazione che siamo, è uno stratagemma per produrre senso, per disinfettare o se preferite rendere vivibile sia la “sospensione di senso” che così bene esce dai quadri di Hopper, sia gli incubi dell’inconscio di un artista che sappiamo ha ispirato il grande regista: Francis Bacon, così come le grandi e drammatiche tele astratte di Franz Kline molto amate da Lynch.

In questo immaginario che fugge la fragilità delle immagini come racconto oggettivo della realtà, sono emersi autori che con sensibilità diverse si muovono sulle orme del grande regista americano. Gregory Crewdson e Todd Hido e in modo molto diverso risentono di questo immaginario.

Francis Bacon “Two Studies for a Self-Portrait”, 1970, oil on canvas.

Crewdson, visto lo scorso anno in una bellissima retrospettiva all’Albertina a Vienna, ha fatto della fotografia un artefatto, una scenografia, una costruzione di un set cinematografico popolato di luci e oggetti con una precisione maniacale, il contrario del fotografo con la reflex al collo che coglie “al volo” le situazioni, come facevano Cartier Bresson e Robert Capa per intenderci.

Crewdson proietta una sua realtà mentale e la costruisce, passo dopo passo, facendo della fotografia praticamente solo un supporto, una registrazione di quello che ha realizzato su un vero e proprio set cinematografico/teatrale, un tableau vivant con luci, attori, pioggia finta, fiamme artefatte. La finzione qui diventa più vera del vero, perché proietta appunto l’intimo dell’autore, esplicita il suo discorso emotivo, onirico, le ossessioni, ma restituisce in alcune serie anche un approccio politico, un discorso sull’attualità americana. Quello di Crewdson è un teatro dove si rappresentano stati d’animo, incubi che sono evidentemente legati alla poetica di Lynch. Sembra di essere dentro a “Blue Velvet” o “Mulholland Drive”.

Gregory Crewdson “Untitled (Penitent Daughter)” 2001/2002

Gregory Crewdson “Woman at Sink” 2014

Gregory Crewdson “Untitled” 2003

Gregory Crewdson “Dream House” 20o2

Todd Hido, una delle esposizioni più belle viste ad Arles in quest’estate 2025, resta invece fedele alla fotografia come “trappola” di momenti, macchina che cattura gli sguardi. Il fotografo americano vaga per ore con la sua auto e spesso fotografa dal parabrezza paesaggi, case con le finestre illuminate di notte, alberi immersi nella luce di fari o lampioni, nudi femminili in stanze fredde e impersonali con una luce scarsa, carichi di un erotismo gelido, ma non esplicitato, forse incompiuto. Dietro alle sue finestre illuminate di notte stanno mondi possibili, famiglie, uomini e donne soli o forse coppie?

Non lo sappiamo e non lo sapremo mai e guardando le foto e i paesaggi di Hido scopriamo la nostra mente al lavoro mentre racconta storie, immagina, e dispiega appunto narrazioni. La sensibilità con cui Hido fotografa poltrone vuote, interni e paesaggi urbani e non è tipicamente lynchiana. Le sue finestre, i corpi, gli arredi, sono carichi di mistero. Il mistero dell’indeterminazione.

Todd Hido “Homes at night” 2020

Todd Hido, Selections From A Survey – Khrystyna’s World), 2015

Todd Hido, Selections From A Survey – Khrystyna’s World), 2015

Todd Hido Untitled (from “A Road Divided”) 2023

Quello che interroga l’immaginario di Lynch, Crewdson e Hido è il nostro dire “realtà” a favore di un immaginario che è proiezione mentale. Cos’erano infatti le “previsioni del tempo” di Lynch, fatte guardando fuori dalla finestra a Los Angeles raccontandoci quel che vedeva? Cosa se non un ironico sguardo sulla nostra ossessione di preconizzare e modellizzare la vita, salvo poi esser costretti a inciampare continuamente nella fragile consistenza di quel che chiamiamo realtà o venir travolti dalla storia, come sta accadendo in questi anni?

Non è un caso che Lynch abbia frequentato la meditazione come pratica che appunto interroga le nostre percezioni, indaga la mente, mostrandoci la realtà come vacua, impermanente e priva di consistenza intrinseca. Una prospettiva che superficialmente può apparire disperata, senza certezze, senza modelli interpretativi, senza racconto, senza senso, ma dal mio punto di vista e azzarderei anche di  Gregory Crewdson e Todd Hido, diventa curativa in una realtà dove sempre più si invocano visioni deterministiche o peggio fantomatiche “tradizioni”. Il tutto per riversare violenza sul prossimo e annientare proprio quello spazio mentale che è imprescindibile per ogni gesto creativo.

David Lynch “A Straight Story”, 1999

YouTube David Lynch
Wiki David Lynch
Substack Gregory Crewdson
Wiki Gregory Crewdson
Sito ufficiale Todd Hido
Wiki Todd Hido


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Tag editoriali

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *