Antisemitismo
Lettera di un cittadino italiano di religione ebraica a Sergio Mattarella
Pubblichiamo con il consenso dell'autore la lettera scritta da Vittorio Pavoncello indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Ill.mo Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sono un semplice cittadino italiano, di religione ebraica, appartenente a una famiglia che vive a Roma da millenni. Mio nonno, mio


Pubblichiamo con il consenso dell’autore la lettera scritta da Vittorio Pavoncello indirizzata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Ill.mo Signor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
sono un semplice cittadino italiano, di religione ebraica, appartenente a una famiglia che vive a Roma da millenni.
Mio nonno, mio omonimo, Vittorio Pavoncello, fu deportato e ucciso ad Auschwitz per la sola colpa di essere ebreo.
Le scrivo dopo aver ascoltato con attenzione le Sue parole pronunciate alla cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Il Suo appello sulla tragedia di Gaza e sulla Russia ha avuto un tono netto e autorevole, ma in particolare le frasi sull’operato militare di Israele hanno colpito profondamente me e molti membri della mia comunità.
Quando Lei afferma che non si tratta di incidenti fortuiti, ma di un’“ostinazione a uccidere indiscriminatamente”, attribuendo volontarietà agli attacchi contro ambulanze, ospedali e bambini in fila per l’acqua e il cibo, si tratta di parole di una gravità enorme, cariche di conseguenze istituzionali e morali.
Proprio per questo sento il dovere di condividere con Lei alcune riflessioni:
Per Israele: dichiarare che si tratti di attacchi volontari a civili significa rivolgere una condanna pesante e diretta, che va oltre la critica politica.
Per la comunità ebraica: in Italia, purtroppo, la distinzione tra Stato di Israele e popolo ebraico è ancora poco chiara. Parole così forti rischiano di alimentare confusione e di dare spazio a discorsi antisemiti, alla luce di quanto recentemente accaduto a Milano e al moltiplicarsi di episodi antisemiti in Italia.
Per la percezione pubblica: quando una dichiarazione viene pronunciata dal Presidente della Repubblica, diventa un segnale potentissimo per la società. Se non accompagnata da una netta distinzione tra Israele come Stato e gli ebrei come popolo, può involontariamente generare un clima ostile verso una minoranza che ha già conosciuto discriminazione e persecuzione.
Signor Presidente, proprio Lei, nel Suo discorso di insediamento, volle ricordare il piccolo Stefano Gaj Taché, vittima innocente dell’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982, dicendo: “Un bambino italiano, di due anni, ucciso per la sola colpa di essere nato ebreo”.
Quelle parole toccarono profondamente la nostra comunità perché riconoscevano la radice di quell’odio: non contro un governo, ma contro un popolo intero.
Oggi, di fronte a dichiarazioni così forti sull’operato di Israele, sentiamo la stessa urgenza di proteggere quella linea di demarcazione tra critica politica e stigma verso gli ebrei. La memoria di Stefano, così come quella delle vittime della Shoah, ci ricorda quanto fragile possa essere il confine tra accuse rivolte a uno Stato e pregiudizi contro un popolo.
Signor Presidente, sono tempi difficili. Proprio Lei, che ha più volte ammonito l’Italia contro ogni deriva antiebraica, può comprendere quanto sia delicato l’equilibrio tra la denuncia di una tragedia e la protezione di una comunità che sente ancora il peso della Shoah sulle proprie spalle.
La mia non è una difesa cieca di governi o azioni militari, ma una richiesta di attenzione: la chiarezza nelle parole istituzionali è vitale. Le critiche a un governo non devono mai sfociare, neanche indirettamente, in una percezione negativa verso un intero popolo o una fede millenaria.
Con deferente stima, Vittorio Pavoncello
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Al di là della rabbia che mi suscita un intervento come quello di Ricciardi (rabbia che mi sono accorto mi ha pure fatto scrivere un messaggino un po’ sgrammaticato), sarebbe forse interessante se Inoltre lo invitasse ad approfondire quello che è il suo pensiero, magari con un dibattito
Che sono certo che non finirebbe come certi dibattiti in altra sede ma sarebbe civile
Personalmente mi piacerebbe capire – è sicuramente limite mio non averlo capito – in cosa esattamente consista questo credito morale che Ricciardi per tanto tempo ha riconosciuto ad Israele
Ricciardi specifica anche che questo credito Israele lo ha acquisito “dopo l’olocausto”.
Quindi prima questo credito morale Israele non lo aveva
E ora sembra si sia di nuovo esaurito
Sono confuso
Sono davvero profondamente dispiaciuta di dover constatare che questa volta anche il Presidente Mattarella ha pestato un cacca.
Nadia Mai
credito morale maturato dopo l’olocausto
Spero di non essere da sola a restare sgomenta di fronte all’orrore di queste parole – oltre a tutto il resto di questo mostruoso commento.
proprio non volete capire che quello che sta facendo il governo israeliano a Gaza sta vanificando il credito morale maturato dopo l’olocausto e sta alienandovi tutte le simpatie di chi come me per decenni vi ha sostenuto e difeso, svegliatevi e agite come stanno facendo in Israele organizzazioni come Physicians for Human Rights
Prendo in prestito una battuta del Rag. Fantozzi “com’è umano leiii!!!”
Perdere il sostegno, addirittura decennale, di un personaggio che ha appena scritto l’oscenità che ha scritto lei…
Sarà durissima, ma alla fine ce ne si farà una ragione
“il credito morale maturato dopo l’olocausto” è la cosa più oscena che si possa leggere.