Iran
Neanche il cessate il fuoco frena gli attacchi dell’Iran contro i curdi
Anche dopo il cessate il fuoco, Teheran continua a colpire le organizzazioni curde tra Iran e Kurdistan iracheno. Missili, droni, esecuzioni e cure negate compongono un quadro di repressione che non si è fermato con la fine formale delle ostilità. A oltre un mese dall’inizio del



Anche dopo il cessate il fuoco, Teheran continua a colpire le organizzazioni curde tra Iran e Kurdistan iracheno. Missili, droni, esecuzioni e cure negate compongono un quadro di repressione che non si è fermato con la fine formale delle ostilità.
A oltre un mese dall’inizio del cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele, l’IRGC (il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche) e i suoi proxy iracheni hanno continuato ad attaccare sistematicamente le basi di partiti politici sia nella regione iraniana del Kurdistan, sia in aree residenziali civili del Kurdistan iracheno. Solo dall’8 al 24 aprile 2026, l’associazione umanitaria Hengaw stima che questi attacchi abbiano provocato almeno quattro morti e nove feriti.
Gli attacchi di aprile
Dall’annuncio del cessate il fuoco, l’8 aprile, l’IRGC e le milizie sciite in Iraq hanno effettuato almeno 18 attacchi con missili e droni contro accampamenti di attivisti curdi nella regione del Kurdistan iracheno.
Gli attacchi hanno preso di mira intenzionalmente zone abitate dalla popolazione civile, uccidendo almeno quattro persone. Le vittime sono state identificate come tre combattenti donne Peshmerga (Ghazal Mawlan, Neda Miri e Samira Allahyari) e un civile di 17 anni, Shahin Azarbarzin.
Mawlan faceva parte del Partito Komala del Kurdistan iraniano, mentre gli altri tre erano affiliati al Partito Democratico del Kurdistan iraniano. In aggiunta, almeno nove Peshmerga sono rimasti gravemente feriti, venendo successivamente portati in ospedale.
In precedenza, durante la guerra iniziata a febbraio, gli accampamenti e i quartier generali di queste organizzazioni sono stati attaccati almeno 167 volte, provocando la morte di cinque combattenti Peshmerga e il ferimento di altri 30, secondo Hengaw.
Esecuzioni dei dissidenti
Parallelamente, continuano gli arresti e le esecuzioni degli attivisti politici curdi da parte del regime della Repubblica Islamica. Uno degli episodi più recenti, annunciato il 3 maggio, riguarda Mehrab Abdollahzadeh, prigioniero politico curdo di 27 anni giustiziato nel carcere di Urmia. La magistratura iraniana ha reso pubblica la notizia dell’esecuzione ore dopo che era stata eseguita.
In precedenza, secondo la ricostruzione di Hengaw, il giovane era stato condannato a morte per “ribellione armata” e “corruzione sulla terra”, in quanto accusato di essere tra i responsabili dell’omicidio di un agente governativo nel corso delle proteste del 2022 del movimento “Donna, vita, libertà”. Tuttavia, Abdollahzadeh aveva respinto tutte le accuse, dichiarando che le confessioni gli erano state estorte sotto tortura.
Sempre a Urmia, in precedenza era stato giustiziato un altro prigioniero politico curdo, il 26enne Naser Bakrzadeh, con l’accusa di fare la spia per Israele. Prima dell’esecuzione, sarebbe stato duramente torturato al fine di estorcergli delle confessioni.
Diversi sono anche i casi di detenuti in condizioni fisiche gravi ai quali vengono negate cure mediche: è il caso di Shler Mamqaderi, madre di due figli e rinchiusa a Urmia, alla quale ad aprile è stata negata per settimane un’assistenza medica nonostante sia malata di cancro.
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E non dimentichiamo che i curdi sono presi tra due fuochi, quello iraniano e quello turco. Strano: dibattito incandescente in Europa tra i tifosi pro Israele e i tifosi contrari e mai una parola per questo popolo, perseguitato come gli ebrei … chissà perché non fa notizia