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Per il professor Nivarra non esistono “ebrei buoni”, se si tratta d’Israele

Antisemitismo

Per il professor Nivarra non esistono “ebrei buoni”, se si tratta d’Israele

Tra tutti gli episodi di ordinario antisemitismo in cui è possibile imbattersi ogni giorno se si frequenta un social network e soprattutto se si porta un cognome come il mio, il post su Facebook del professor Luca Nivarra è certamente uno dei più raccapriccianti. Nivarra, professore

Filippo Piperno27/08/2025Aggiornato 27/08/20254 min lettura768 parole
Prima Pagina

Tra tutti gli episodi di ordinario antisemitismo in cui è possibile imbattersi ogni giorno se si frequenta un social network e soprattutto se si porta un cognome come il mio, il post su Facebook del professor Luca Nivarra è certamente uno dei più raccapriccianti.

Nivarra, professore ordinario di Diritto civile presso l’Università degli Studi di Palermo e giurista di chiara fama ha scritto un post, che riportiamo per intero in questa pagina, nel quale invita a ritirare l’amicizia su Fb «ai vostri amici ebrei». E anche agli amici «buoni, che si dichiarano disgustati da quello che sta facendo il governo di Israele e l’IdF. “Mentono – incalza Nivarra – e con la loro menzogna contribuiscono a coprire l’orrore: è una piccola, piccolissima cosa ma cominciamo a farli sentire soli, faccia a faccia con la mostruosità di cui sono complici».

Gli ebrei buoni che in realtà mentono con riguardo a Israele, scrive Nivarra. Mentono perché sono ebrei, aggiungo io. Mentono in quanto ebrei, con riguardo a Israele.

Heinrich Himmler, il capo delle SS, amava spesso ripetere ai suoi collaboratori che qualche ebreo poteva anche sembrare una brava persona, corretta e persino leale. Che ogni tedesco poteva dire di annoverare qualche ebreo come un “buon amico”.  Ma, metteva in guardia Himmler, non contava: restavano ebrei, e per questo andavano annientati.

Ieri, in una delle esternazioni più cristalline di antisemitismo che si siano lette in Italia e non solo Italia da molto tempo, Nivarra ci dice che non importa cosa pensino o dicano i singoli ebrei, non importa se si dissocino dalle decisioni del governo israeliano o dalle azioni dell’IDF. Essere ebrei, per il professore, significa comunque essere colpevoli. Non cittadini, non individui, non persone: ma un marchio collettivo di responsabilità da additare, da isolare, da isolare e ghettizzare. “Non esistono ebrei innocenti” è il sottotesto che si ricava dal post del professor Nivarra. Con riguardo ad Israele, ovviamente.

Su queste pagine lo abbiamo scritto e ripetuto fino alla nausea. Criticare le politiche di un governo è legittimo e fa parte di un normale dibattito democratico. Ma quando c’è di mezzo l’antisemitismo – e tutta la vicenda dell’indignazione antisraeliana, nella sua evidentissima unicità è permeata di antisemitismo – occorre fare molta attenzione perché il terreno diventa molto scivoloso.

Fate attenzione signore e signori che maneggiate con salottiera disinvoltura una materia che gronda lacrime e sangue. Fate attenzione. L’antisemitismo ha sempre avuto questa capacità di mutare linguaggio e ripresentarsi travestito da indignazione politica. Fate attenzione. Non è la prima volta che gli ebrei vengono stigmatizzati come un corpo estraneo, come complici universali di un crimine, come “mostri” da isolare.

E non si provi a ricorrere a semplificazioni furbastre che vorrebbero confinare questi fenomeni all’ignoranza delle persone. Nivarra è un giurista, un intellettuale, un educatore, un uomo che forma giovani in un’importante università italiana.

Quando un docente universitario – una figura che dovrebbe incarnare il rigore critico di un accademico– invita pubblicamente a “ritirare l’amicizia su Facebook agli amici ebrei”, non siamo di fronte a un eccesso retorico o a un’opinione mal formulata.

La confusione tra Israele e gli ebrei non è un errore in buona fede. Non è un espediente che noi altri “sionisti” utilizziamo per silenziare la critica ad Israele, come qualche sconsiderato continua a ripetere sui social e sui giornali: è l’anticamera dell’Abisso.

E chi si ostina a far finta di niente, chi continua a legittimare questa fogna a cielo aperto o è un irresponsabile o un complice.

Fate attenzione signore e signori. L’appello del professor Nivarra non è una “piccola cosa”. È un atto enorme, che dovrebbe pesare sulle vostre coscienze come un macigno. Sulle coscienze di chi scrive appelli per discriminare dalle università, dai festival cinematografici, dalle librerie, dagli scaffali dei supermercati. Di chi chiede agli ebrei, in quanto ebrei, di dissociarsi. Di chi definisce il 7 ottobre una “cazzata”. Di chi bestemmia la parola “genocidio”.

Fate attenzione signore e signori. Perché la puzza che tutta questa porcheria emana è già divenuta insopportabile.


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8 pensieri su “Per il professor Nivarra non esistono “ebrei buoni”, se si tratta d’Israele

  1. Pingback: Secondo il rettore dell'università di Palermo quel post antisemita era solo una boutade | InOltre

  2. blogdibarbara dice:

    Ma perché fermarci a metà? Se abbiamo deciso di dare un segno, che sia un segno serio! Perché continuare ad acquistare le nostre cose in negozi di ebrei? Perché tollerare nelle nostre scuole libri scritti in tutto o in parte da ebrei, o illustrati da ebrei, o pubblicati da editori ebrei? Anzi, perché permettere che restino in circolazione libri di autori ebrei? E con quello che costa il riscaldamento, perché non usarli per scaldarci con un bel rogo? E tutti quegli ebrei nelle nostre scuole, ne vogliamo parlare? E nell’esercito? E nel parlamento? E nella finanza? Sapendo quanto sono bugiardi per natura poi! Anzi, perché tollerarli in mezzo a noi nelle nostre città? Non sarebbe meglio…?
    No, esimio professore, non ho sbrigliato la fantasia: ho solo fatto un ripassino di storia.
    PS: Fenomenale quel “Non voglio immischiarmi MA”: a suo tempo ho dedicato un post al “ma” come marchio di fabbrica dell’antisemita. Posso, per l’ennesima volta, permettermi?
    https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2024/01/27/il-marchio-di-fabbrica/

  3. Enrico Marani dice:

    Vedo due punti:
    1) scambiare la libertà d’espressione con l’incitamento all’odio e non mancano purtroppo esempi oltre a questo e puntualmente riducono Ebrei, Israeliani e governo israeliano ad un unicum su cui aleggia una colpa collettiva. Atteggiamento per me segnale di un inequivocabile antisemitismo. Al contrario quel che succede in questi giorni in Israele sia politicamente che nella società civile mostra esattamente il contrario, ovvero una società divisa e su posizioni decisamente diverse sul conflitto a Gaza. In una parola una società attraversata da un pluralismo e da valutazioni differenti riverberate liberamente, anche in piazza, dove sono scese centinaia di migliaia di persone. Una democrazia a cui è impossibile attribuire colpe collettive se non essendo disonesti intellettualmente.

    2) i docenti universitari italiani, nascosti appunto dietro a questa malintesa libertà d’espressione, non rischiano mai nulla per le loro parole sconsiderate. Come se il loro ruolo pedagogico sia in un compartimento stagno rispetto al teorizzare la violenza, il razzismo, l’odio o come qui l’antisemitismo più becero. C’è una sostanziale libertà di passare ogni limite. È una libertà strumentale, malintesa e con radici profonde, penso ad esempio alle posizioni di alcuni professori durante gli anni di piombo o alle sparate di Barbero e altri sull’Ucraina.

    Temo non sia l’ultimo episodio a cui assisteremo.

  4. Angelo Scandella dice:

    Mi associo pienamente al sentimento di sgomento e tristezza che trasale così bene dal Suo articolo dott. Piperno, ma voglio approfittare di questo spazio per testimoniarele un altro aspetto di questo raccapricciante episodio e mi riferisco al fatto che nell’articolo (letto ieri sera su repubblica.it) venivano riportate le dichiarazioni del rettore il quale avrebbe dichiarato di “prendere le distanze” dalle affermazioni deliranti di questo docente. Questo “prendere le distanze” l’ho trovato fastidiosamente burocratico, melenso, ipocrita. Le giuro che le dichiarazioni del docente mi hanno schifato – ovviamente – e provocato immediatamente un moto di rabbia, ma mi ha indignato ancora di più questa melensa risposta del rettore. Questi pavidi sono colpevoli quanto gli altri.

  5. G.T. dice:

    Il punto di non ritorno è stato oltrepassato. L’antisionismo/antisemitismo è ormai legittimato, svuotato di ogni valore morale, storico e sociale. È diventato lo stigma virtuoso delle anime belle, la nuova religione civile che unisce sinistra e destra, con al centro la falange del cattolicesimo bergogliano. Una schiera compatta, solidale, coerente, che ripropone in versione aggiornata il vecchio “Gott Mit Uns”. Non ci resta che guardare in faccia la verità: siamo soli, e il peggio è davanti a noi.

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