Antisemitismo
Oggi non si tollera che Israele ci sia per difendersi
Non è chiaro a tutti ciò che sta succedendo. È chiaro a pochissimi. Come non fu chiaro a tutti quel succedeva quel giorno del 1940. Come fu chiaro a pochissimi quel che succedeva quel giorno del 1940. Gli Stati Uniti oggi sono il “nuovo mondo” evocato



Non è chiaro a tutti ciò che sta succedendo. È chiaro a pochissimi. Come non fu chiaro a tutti quel succedeva quel giorno del 1940. Come fu chiaro a pochissimi quel che succedeva quel giorno del 1940.
Gli Stati Uniti oggi sono il “nuovo mondo” evocato da Churchill con il discorso delle lacrime, del sudore e del sangue. Gli Stati Uniti ancora fuori, ancora lontani, ancora non in armi contro la Germania nazista.
E Israele oggi è l’Inghilterra, con la differenza che Israele non non è un impero, non è l’Impero britannico. Israele è un minuscolo Paese di rifugiati; un minuscolo Paese di rifugiati con un esercito che fu messo insieme nel 1948 con il 25% di sopravvissuti dei campi di sterminio.
Quasi tre ebrei su dieci che combatterono per l’esistenza dell’unico posto rimasto per gli ebrei erano sopravvissuti dei campi di sterminio. Erano gli ebrei che passarono dal campo di sterminio alla guerra contro i Paesi che avrebbero ucciso un altro milione di ebrei, gli ebrei dei Paesi arabi, anche loro destinati alla distruzione se non ci fosse stato Israele – appena nato – a salvarli. Perché nessuno avrebbe salvato quel milione di ebrei, come nessuno salvò i sei milioni di ebrei d’Europa.
Ora questo Paese degli ebrei che hanno resistito alla storia della loro persecuzione, del loro sterminio, del loro genocidio; ora questo Paese di rifugiati, di figli e di nipoti di rifugiati, questo Paese dei superstiti del tempo in cui l’Europa e il resto del mondo chiudevano le porte in faccia agli ebrei rastrellati e ammassati per lo sterminio; ora questo Paese lasciato solo ancora una volta, unica casa per il popolo ebraico ancora una volta perseguitato; ora questo Paese non combatte perché vuole, ma perché deve.
Combatte esattamente come combatteva nel 1948, ma contro forze ancora più diffuse e potenti. Perché l’Europa che fu della Shoah, il mondo ora dell’Onu, di Amnesty International, della Croce Rossa, di Medici Senza Frontiere, della Corte Internazionale di Giustizia, della Corte Penale Internazionale, l’Europa delle repubbliche democratiche fondate sull’antifascismo, e qui da noi gli antichi e i nuovi antisemiti travestiti da antisionisti, e tutti i giornali, e tutte le televisioni, e gli Ordini dei giornalisti, e i Comitati di redazione, ora tutto questo mondo sta a guardare mentre gli ebrei di Israele sanno – le ricordate queste parole? – sanno che devono vincere malgrado qualunque terrore, sanno che devono vincere per quanto lunga e dura possa essere la strada, perché senza vittoria non c’è sopravvivenza.
Ma c’è una differenza rispetto al tempo di quel discorso di Churchill. Hitler aveva meno alleati rispetto a quelli di cui godono i tanti che oggi vogliono uccidere gli ebrei o sono disposti ad accettare che gli ebrei siano uccisi.
Israele allora non c’era, e se ci fosse stato gli ebrei non sarebbero stati distrutti. Oggi non si non si tollera che Israele ci sia per difendersi, perché l’ipotesi che gli ebrei siano un’altra volta distrutti non importa a nessuno, o comunque più o meno oscuramente, più o meno inconfessatamente, è un’ipotesi accettata da tutti.
Questo sta succedendo oggi.
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Un piccolo popolo che ha attraversato la storia e le persecuzioni, i tentativi di sterminio. Che, malgrado questo, o forse proprio grazie a questo, ha raggiunto livelli di evoluzione superiore in ogni ambito morale e delle attività umane.
Temo che questa sia la causa dell’antisemitismo presente In ogni epoca: l’invidia di Caino per Abele.
Io credo che però bisogna riconoscere la complessità del problema: Israele ha diritto di difendersi, lo ha fatto spesso anche con azioni preventive, ma l’obiettivo per raggiungere la sicurezza deve essere la stabilità del Medio Oriente, quasi raggiunta prima del 7 ottobre, almeno con i paesi sunniti, e per quello minata dal regime degli Ayatollah, la forza che dal 1979 ha lavorato per la distruzione dello stato d’Israele. Può essere una buona idea facilitare la caduta di quel regime, ma credo che dopo le esperienze di Iraq, Afghanistan, Libia, e Siria (sia pure con un epilogo, forse, migliore delle precedenti esperienze) dovrebbe essere chiaro a tutti che se l’Iran non ha un progetto politico alternativo, un comitato di liberazione, un regime provvisorio costituente, questo putsch potrebbe sortire effetti peggiori di quelli ricercati: la guerra infinita. Di cui del resto ha bisogno Netanyahu per restare al potere. E questo è un aspetto u cui gli israeliani credo abbiano a lungo riflettuto, come dimostrano le piazze. Come pure servirebbe un progetto politico per lo stato palestinese, rivendicato da 74 anni SENZA un progetto politico, e senza un progetto che preveda la convivenza con Israele, col risultato che vediamo.
Il popolo iraniano ce l’ha eccome un progetto alternativo, e a ringraziare Israele sono in molti da quelle parti. E questo osceno mantra di Netanyahu che avrebbe bisogno della guerra infinita per restare al potere ha veramente stufato. Quanto allo stato palestinese, è esattamente dal 1937 che gli arabi lo stanno rifiutando con tutte le loro forze: mai sentito parlare della Commissione Peel? E mai sentito parlare dei “Tre no di Kartoum”? Mai letto lo statuto di hamas? No, vero? Perché se lo avesse fatto saprebbe che le parole “stato di Palestina” non vi compaiono: lo stato di Palestina non è previsto, lo stato di Palestina non è in programma, se hamas dovesse riuscire nel suo intento e distruggere Israele, dalle ceneri di Israele non sorgerebbe lo stato di Palestina: l’unico obiettivo di hamas è la costituzione della grande Umma dal Marocco all’Afghanistan. Perfino il presunto laico e presunto pragmatico Arafat in un breve video spiega, in un inglese stentato ma perfettamente comprensibile, che l’obiettivo finale è quello. E d’altra parte, se volessero lo stato, come mai non è nato nei 19 anni in cui Gaza e Giudea e Samaria sono stati in mano rispettivamente all’Egitto e alla Giordania?