Antisemitismo
Una pietra d’inciampo per Giuseppe Del Monte trucidato alle Fosse Ardeatine
Non avevo mai assistito alla messa a terra di una delle “pietre d’inciampo”, le placche di ottone con nomi e date incisi, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, incastonate in strada davanti all’entrata della casa dove abitava un ebreo o un’intera famiglia prelevati a forza per essere


Non avevo mai assistito alla messa a terra di una delle “pietre d’inciampo”, le placche di ottone con nomi e date incisi, ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig, incastonate in strada davanti all’entrata della casa dove abitava un ebreo o un’intera famiglia prelevati a forza per essere avviati ai campi di sterminio.
L’ho fatto ieri, mercoledì 12 febbraio 2025, per onorare la memoria di Giuseppe Del Monte cugino in primo grado di mia madre, in presenza di una piccola folla di gente del quartiere, un rappresentante del municipio, altri parenti stretti, ma soprattutto sua figlia Marina che non l’ha conosciuto.
La storia di Giuseppe non è molto diversa dalle migliaia che vengono celebrate dalle pietre d’inciampo sparse in tutta Europa. Uscito dal cancello del cortile di casa il 7 marzo del ‘44 per recarsi al negozio dove lavorava come impiegato, venne denunciato da un delatore italiano e arrestato in un negozio da componenti delle SS tedesche e della PAI (Polizia Africa Italiana) e quindi condotto in Via Tasso dove fu malmenato e fustigato in quanto, non solo ebreo, ma anche membro del partito liberale e operativo nella resistenza romana.
In seguito fu tradotto al carcere di Regina Coeli, da cui uscì il 24 marzo 1944 per essere trucidato insieme agli altri 334 martiri delle Fosse Ardeatine, dove le sue spoglie riposano nel sacello 206 del Sacrario omonimo.
Null’altro da aggiungere.
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